Settembre 2026

L’intelligenza artificiale nel calcio: come sta cambiando il modo di giocare, allenare e analizzare le partite

Nel gioco del calcio moderno ogni partita produce una quantità enorme di informazioni. Per porre alcuni esempi possiamo menzionare la posizione dei giocatori, la velocità, la distanza percorsa, il possesso palla, i passaggi, i tiri, i movimenti senza palla e le disposizioni tattiche. L’intelligenza artificiale nel calcio permette di trasformare questa mole di dati in informazioni utili per allenatori, analisti e giocatori.
Attraverso il machine learning e la computer vision, i sistemi di AI possono analizzare le immagini delle partite e riconoscere automaticamente i movimenti in campo di giocatori, arbitri e pallone. E non si tratta soltanto di contare ciò che è accaduto, ma di individuare schemi e correlazioni che possono aiutare a comprendere meglio il gioco. La stessa FIFA considera ormai computer vision, data analytics, machine learning e la stessa intelligenza artificiale strumenti fondamentali tra gli ambiti di ricerca destinati a contribuire all’evoluzione del calcio.

Computer vision per seguire ogni movimento in campo

Una delle applicazioni più interessanti dell’AI nell’analisi calcistica è la computer vision. Partendo dalle immagini televisive o dai video registrati nel corso degli allenamenti, gli algoritmi possono individuare e seguire i giocatori durante l’intera partita. In questo modo è possibile ricostruire le posizioni sul terreno di gioco, calcolare velocità e distanza percorsa, generare mappe di calore e analizzare il comportamento delle squadre nelle diverse fasi della partita. L’AI può quindi aiutare a trasformare un semplice video in una vera e propria fonte di dati tattici, così da utilizzare queste informazioni per migliorare le sessioni di allenamento e le tattiche di gioco.
La ricerca sta inoltre dimostrando che queste tecnologie possono essere utilizzate anche partendo da normali immagini televisive. Un lavoro pubblicato nel 2026 ha sperimentato una pipeline basata su YOLO e ByteTrack capace di identificare e seguire giocatori, portieri, arbitri e pallone attraverso filmati di partite.

Tattica e prevenzione degli infortuni

L’analisi automatizzata può andare oltre le statistiche tradizionali. Confrontando migliaia di azioni, l’AI può aiutare a individuare nuovi schemi tattici, spazi lasciati liberi, movimenti ricorrenti e comportamenti della squadra. Un allenatore può, per esempio, utilizzare i dati per capire quanto una squadra riesca a mantenere le distanze tra i reparti, come reagisca alla perdita del pallone o quali zone del campo vengano occupate con maggiore frequenza. Anche il singolo calciatore può ricevere informazioni più dettagliate sul proprio rendimento.
Un altro settore importante è quello della preparazione atletica. L’analisi dei carichi di lavoro e dei movimenti può contribuire a individuare situazioni di affaticamento e a supportare i professionisti nella gestione degli allenamenti. In questo ambito, però, l’AI deve essere considerata uno strumento di supporto e non un sostituto delle valutazioni mediche e dello staff tecnico.

Il ruolo dell’Open Source

L’intelligenza artificiale potrebbe rendere l’analisi calcistica più accessibile anche alle realtà con budget inferiori. Il punto interessante è che alcune tecnologie utilizzate per sviluppare questi sistemi sono disponibili all’interno di un ecosistema Open Source, basato su linguaggi, librerie e modelli che possono essere studiati, modificati e integrati in nuovi progetti.
Su GitHub, ad esempio, esistono già diversi progetti dedicati all’AI per il calcio, capaci di combinare computer vision, YOLO, ByteTrack e OpenCV per riconoscere giocatori e pallone, assegnare i calciatori alle rispettive squadre e calcolare possesso, velocità e distanze percorse.
Un esempio è il progetto AI Football Analytics, che utilizza computer vision e deep learning per il tracking dei giocatori e l’analisi delle prestazioni. Altri progetti sperimentano invece sistemi per il rilevamento in tempo reale di giocatori, pallone e linee del campo. Questo ecosistema dimostra come la combinazione tra AI e Open Source possa abbassare la barriera tecnologica per società dilettantistiche, scuole calcio e piccoli club.

Dal calcio professionistico alle società dilettantistiche: una tecnologia per tutti i club

La vera trasformazione potrebbe arrivare quando l’AI smetterà di essere una tecnologia riservata alle squadre che possono permettersi sofisticati sistemi di tracking e diventerà uno strumento accessibile anche a società dilettantistiche e settori giovanili.
La possibilità di analizzare una partita partendo da un semplice video potrebbe infatti ridurre la dipendenza da infrastrutture molto costose. E in questo modo l’analisi spaziale dei giocatori diverrebbe più accessibile a college, academy e squadre con risorse limitate.
Il futuro del calcio non sarà quindi necessariamente quello in cui l’intelligenza artificiale decide chi deve giocare o quale tattica adottare. Sarà piuttosto un calcio nel quale allenatori, preparatori e analisti potranno disporre di una quantità sempre maggiore di informazioni, utilizzandole per prendere decisioni più consapevoli. E anche l’Open Source, come abbiamo evidenziato, potrebbe contribuire a rendere questa rivoluzione tecnologica più aperta e accessibile.

Intelligenza artificiale e specie rare: come l’AI aiuta a proteggere la biodiversità

La conservazione delle specie animali rare in tutto il mondo passa prima di tutto dalla capacità di sapere dove vivono, quanti esemplari sono in pericolo di estinzione e come cambiano i loro comportamenti. Per molte specie, però, raccogliere queste informazioni è difficile: gli animali, come ben sappiamo, possono vivere in foreste remote, montagne, oceani o aree difficilmente accessibili. Ed è in questo caso che l’intelligenza artificiale per la conservazione della fauna sta diventando uno strumento sempre più importante in questi anni. Fototrappole, microfoni, droni e immagini satellitari possono raccogliere enormi quantità di dati senza richiedere una presenza umana costante. Gli algoritmi di AI sono poi in grado di analizzare queste informazioni e riconoscere automaticamente animali, suoni e cambiamenti nell’ambiente. Secondo una recente revisione pubblicata su Frontiers in Conservation Science, l’AI viene già utilizzata per automatizzare il riconoscimento di specie attraverso immagini e registrazioni acustiche, rendendo possibile analizzare quantità di dati che sarebbero difficili da gestire manualmente.

Fototrappole e riconoscimento automatico delle specie con l’open source

Uno degli utilizzi più concreti dell’intelligenza artificiale nella protezione degli animali riguarda le fototrappole. Questi dispositivi scattano fotografie quando rilevano un movimento e possono produrre migliaia o addirittura milioni di immagini. Analizzarle una per una richiederebbe un enorme lavoro da parte di ricercatori e volontari. L’AI può invece filtrare automaticamente le immagini, eliminare quelle prive di animali e identificare la specie fotografata. In questo modo è possibile ottenere rapidamente informazioni sulla presenza e sulla distribuzione di animali rari.
Un esempio è SpeciesNet, un modello sviluppato nell’ambito di Wildlife Insights e reso disponibile open source. Secondo WWF, il sistema è stato addestrato su oltre 65 milioni di immagini e permette di classificare automaticamente gli animali fotografati dalle fototrappole.
Ricordiamo che anche ADR-Flow permette il riconoscimento automatico delle specie animali, come dimostrato in questo case study.

Dall’immagine al suono

Non tutte le specie possono essere facilmente fotografate. Alcuni animali sono notturni, vivono sott’acqua oppure si muovono in ambienti dove una fototrappola ha difficoltà a individuarli. Per questo l’AI viene applicata anche all’analisi dei suoni prodotti dagli animali. Microfoni e sensori acustici possono registrare continuamente i rumori presenti in un ecosistema, mentre algoritmi possono riconoscere canti degli uccelli, richiami dei mammiferi, versi degli anfibi o altri segnali caratteristici. Questo approccio permette di individuare la presenza di una specie anche quando l’animale non appare davanti a una telecamera. L’integrazione tra immagini, audio e altri dati ambientali sta inoltre aprendo la strada a sistemi di monitoraggio sempre più completi, capaci di analizzare contemporaneamente specie, habitat e condizioni dell’ecosistema.

Prevedere le minacce prima che diventino emergenze

L’AI non serve soltanto a capire quali animali sono presenti, ma può aiutare anche a prevedere i rischi che minacciano la loro sopravvivenza. Analizzando dati storici e immagini satellitari, i sistemi di machine learning possono individuare cambiamenti negli habitat, segnali di deforestazione, incendi o altre trasformazioni ambientali. Questo consente di passare da una conservazione prevalentemente reattiva a una strategia più preventiva. Se un algoritmo rileva rapidamente un cambiamento anomalo in un’area protetta, ricercatori e autorità possono intervenire prima che il danno diventi irreversibile. Il WWF, ad esempio, indica tra le applicazioni dell’AI la possibilità di prevedere rischi ambientali e di combinare immagini satellitari, registrazioni acustiche e fototrappole per monitorare le specie e gli habitat.

Un nuovo strumento per la conservazione

Nonostante le sue potenzialità, l’AI per la tutela delle specie a rischio non è una soluzione automatica a tutti i problemi della biodiversità. Un algoritmo può commettere errori, soprattutto quando viene utilizzato in ambienti diversi da quelli sui quali è stato addestrato o quando i dati disponibili sono insufficienti.
La qualità dei dati rimane quindi fondamentale. Un sistema che identifica erroneamente una specie rara potrebbe indirizzare risorse verso un’area sbagliata, mentre un mancato riconoscimento potrebbe far sottovalutare una minaccia. L’IUCN sottolinea proprio la necessità di utilizzare dati adeguati, modelli trasparenti e una stretta collaborazione tra esperti di AI e professionisti della conservazione. La prospettiva più interessante è quella di mettere l’intelligenza artificiale al servizio delle competenze umane di biologi, zoologi e ambientalisti, permettendo di analizzare più dati, individuare più rapidamente i segnali di pericolo e prendere decisioni meglio informate. In un momento in cui molte specie animali sono sottoposte alla pressione della perdita degli habitat, dei cambiamenti climatici e delle attività illegali, questa tecnologia può diventare uno degli strumenti più importanti per preservare la biodiversità.

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